expat life

Il lutto migratorio

uomo migrante con valigia sul molo
B. Catalano, Le grand Van Gogh

 

“Ulisse trascorreva i giorni seduto sulle rocce,

sulla riva del mare, consumandosi a forza di piangere,

sospiri e dolori, fissando i suoi occhi nel mare sterile,

piangendo instancabilmente…”

(Omero, Odissea, Canto 150)

La migrazione verso un paese straniero comporta sempre – in maniera più o meno intensa – il fenomeno del lutto migratorio. Tale tipologia di lutto va inteso come un processo che nella maggior parte dei casi si elabora in un tempo ragionevole, consentendo alla persona che è emigrata di adattarsi al meglio nel nuovo paese.

Il lutto migratorio è un lutto parziale perché le perdite non sono mai definitive ma ricorrenti. Il paese d’origine, la famiglia, gli amici, non sono persi per sempre, perché il migrante può farvi ritorno. Si parla pertanto di lutto ricorrente perché si rinnova ad ogni partenza dal proprio paese d’origine.

E’ anche un lutto speculare, poichè i familiari del migrante vivono un analogo – anche se solitamente meno intenso – processo di lutto della persona che ha deciso di emigrare (ad es. genitori e fratelli di expat).

Due sono gli elementi che caratterizzano il lutto migratorio: il tempo e lo spazio. Il tempo inteso come tempo trascorso lontano dal proprio paese d’origine; lo spazio inteso come distanza tra il luogo di vita ed il paese d’origine. Più tempo e più lontani si vive dal proprio paese d’origine, più il lutto migratorio può essere intenso.

Con il passare del tempo il lutto migratorio tende a ridursi d’intensità, ma non sparisce mai del tutto, accompagnando la persona per tutta la vita.

Il lutto migratorio ha caratteristiche in parte diverse rispetto ad altri lutti (ad esempio quello conseguente alla perdita di una persona cara) perché è un lutto caratterizzato da diverse perdite parziali ,per cui è stato coniato il termine di lutto multiplo.

Le perdite più significative che vive colui che si trasferisce in un paese straniero sono:

  • Perdita della famiglia e delle persone care. Riguarda la rottura del legame di attaccamento che è un legame molto forte che si instaura nei primi anni dell’infanzia.

 

  • Perdita della lingua madre: intesa anche come capacità di sentirsi pienamente in relazione con gli altri. Nel nuovo paese occorre esprimersi ed apprendere una nuova lingua e ciò avviene gradualmente; nel frattempo permane la difficoltà di relazionarsi con persone con le quali non si condivide la stessa lingua.

 

  • Perdita della cultura: intesa come l’insieme delle tradizioni, dei valori, dello stile di vita, le abitudini alimentari, il modo di vestire, di trascorrere il tempo libero, …

 

  • Perdita della terra: comprende il paesaggio, gli odori, i colori, i suoni, la luminosità, il calore. Si perde il proprio quartiere, quella via, quel giardinetto, quella piazza, quella fontana, quella panchina della propria infanzia.

 

 

  • Perdita del gruppo di appartenenza: si intendono gli amici, il vicinato, i colleghi di lavoro, i conoscenti, coloro con i quali si condivide il tempo libero.     Il migrante deve ricostituire nuovi gruppi di appartenenza per poter soddisfare il suo bisogno di socialità.  

Il lutto migratorio è un processo che- come qualsiasi forma di lutto- richiede del tempo per poter essere rielaborato efficacemente. Al termine di questa rielaborazione il migrante acquisirà una nuova e più ricca identità.                              

L’identità di ciascuno non è mai data una volta per tutte ma è soggetta a cambiamenti ed integrazioni di fronte ad esperienze della vita significative. Ecco perché l’esperienza migratoria cambia la persona, facendole acquisire nuovi aspetti di sé e dunque una identità diversa da quella che aveva prima dell’esperienza migratoria.

Nei casi di lutto migratorio più intenso (cosiddetta Sindrome di Ulisse) il processo di elaborazione di lutto si blocca e si possono manifestare sintomi quali tristezza e pianto, insonnia, tensione, irritabilità, pensieri negativi ricorrenti, fatica, cefalea, emicrania.

Di fronte a tale sintomatologia è importante da un lato non sottovalutare la presenza di tali “campanelli d’allarme” che segnalano la presenza di un disagio, né medicalizzare diagnosticando una patologia mentale che non c’è. In questi casi l’aiuto di un professionista può aiutare la persona a superare la fase di “impasse” nell’elaborazione del lutto.

Biblografia:

  • Joseba Achotegui, 2018, La Inteligencia migratoria, NED, Barcelona
Please follow and like us:
expat life

Che cos’é lo chock culturale

shock culturale- expat- ansia-depressione-tristezza-adattamento

 

 

E’ il termine che l’antropologo canadese Kalervo Oberg diede al malessere che può sopraggiungere in  coloro che- per varie ragioni-  si trasferiscono all’estero.

Egli individuò quattro fasi distinte nel decorso di tale disagio: fase della “luna di miele”, periodo di “crisi”, fase di “recupero” e fase di “adattamento”.

Secondo questo studioso lo stato di chock sopraggiunge quando si vien sopraffatti dall’ansia  in seguito Continue reading “Che cos’é lo chock culturale”

Please follow and like us:
la voce dei poeti

Pasqua 2019

“Pasqua è voce del verbo ebraico pèsah, passare.

Non è festa per residenti, ma per migratori che si affrettano al viaggio.

Allora sia Pasqua piena per voi che fabbricate passaggi, dove ci sono muri e sbarramenti, per voi apertori di brecce, saltatori di ostacoli, corrieri a ogni costo, atleti della parola pace.” 
(Erri De Luca)

Please follow and like us:
pensieri expat

Andare oltre

E’ sempre una necessità a spingerci a lasciare il nostro paese – fosse anche solo il bisogno di rispondere a una curiosità che crea un vuoto dentro di noi.  Emigrare è entusiasmo, desiderio, volontà di fare di più, di andare oltre. Ma è anche sacrificio.

                                                                                                                                                                                                                                                (P.Longati)

 

 

Please follow and like us:
pensieri expat

Sciogliere le vele

 

 

“Decidere di partire,lasciandosi alle spalle ogni tipo di certezza, non è cosa semplice,almeno dal punto di vista emotivo. Significa tagliare il cordone ombelicale che ci ha legato,fino a quel momento,alle nostre radici.”

                                                                                                                                                                          (R.Castelli)

Please follow and like us: