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Tag: coronavirus

ansia da vaccino

Ansia da vaccino,come nasce

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expat e coronavirus

Expat e coronavirus

Come affrontare al meglio il binomio expat e coronavirus?

Quando si vive all’estero le limitazioni conseguenti al coronavirus possono essere particolarmente difficili da sopportare.

A maggior ragione in questo periodo dell’anno che precede l’arrivo delle festività natalizie.

Per molti espatriati esse rappresentano un tempo dedicato al rientro in Italia, al ricongiungimento affettivo con i propri cari, al rinnovo delle tradizioni familiari e culturali tipiche della patria. Al consolidamento delle radici che ci legano ai nostri luoghi del cuore.

Expat e coronavirus: nuovi ritmi di vita

Questa nuova ondata di pandemia che stiamo attraversando mette a dura prova le capacità di resilienza di ognuno di noi.

Si è creata una situazione in continua evoluzione, che non possiamo in alcun modo tenere sotto controllo. È un contesto nuovo, poco familiare. Ciascuno di noi si barcamena tra dati affidabili e circolazione di fake news divulgate soprattutto dai social.

Si seguono con apprensione le comunicazioni ufficiali dei vari governi per capire se le limitazioni in essere consentiranno a molti italiani residenti all’estero di rientrare per trascorrere le imminenti festività natalizie con i propri familiari.

Si valuta il rischio di potersi ammalare durante la permanenza in Italia, o di poter contagiare i familiari anziani o più fragili.

In questo contesto sconosciuto siamo chiamati ad adattarci ad un nuovo ritmo di vita e a norme di comportamento finalizzate alla riduzione dei contagi.

Emozioni da pandemia

Paura, ansia, angoscia, tristezza, noia, spaesamento. Queste sono le emozioni che più frequentemente possono essere provate da tutti coloro che sono sottoposti ad una situazione d’incertezza, continuo cambiamento ed attesa. Esse sono spontanee, mutevoli e non facilmente controllabili. Se impari a conoscerle non ne sarai travolto

Persone diverse possono provare emozioni diverse di fronte alla stessa situazione. Non ci sono regole fisse, ognuno reagisce in modo assolutamente personale. Se cerchi di nasconderle, esse aumentano ancora di più d’intensità. Si possono esprimere attraverso il corpo, i comportamenti e i pensieri.

Leggi qui alcuni consigli per la gestione delle emozioni.

Espatrio ai tempi del coronavirus: quali le differenze?

Vivere all’estero ai tempi del coronavirus pone delle difficoltà in più e diverse rispetto a vivere la pandemia nel proprio paese d’origine.

Separazione forzata dai propri cari

Una difficoltà è quella di essere separati dai propri cari: genitori, fratelli, nonni, zii, cugini.

Si rimane bloccati, ognuno nel proprio paese dove ha scelto di vivere, assistendo impotenti al dispiegarsi della pandemia e sperando che i propri cari ne vengano risparmiati.

Rispetto ai familiari il pensiero che se dovesse succedere loro qualcosa, non potremmo stargli vicini è qualcosa che si deve imparare a gestire, perché non è detto che tutti accettino il sentimento di impotenza con cui bisogna fare i conti.

Quando si è deciso di andare a vivere all’estero, sicuramente abbiamo vagliato i pro e i contro, ma credo che nessuno abbia messo in conto una possibile pandemia mondiale.

Expat e coronavirus:legami amicali più forti

Sapere di non poter contare sulla presenza della famiglia in caso di bisogno fa sì che i legami con gli amici del posto dove si vive diventino più forti e più profondi.

Chi, vivendo da diversi anni all’estero, ha già avuto modo di crearsi una rete di amici, in questo periodo si troverà a fare comunità con loro, ad avvertire più forte il bisogno di essere in relazione con altre persone.

Se non sarà possibile rientrare in Italia ci si organizzerà per trascorrere le imminenti festività natalizie  con gli amici, se il governo del posto lo permetterà.

Notizie dalla Patria

Ci si tiene informati non solo rispetto al paese dove si vive, ma anche rispetto alla propria patria. Sopraggiunge la necessità di sapere che le cose in patria procedono bene, diversamente cresce in noi la preoccupazione per i nostri cari che abbiamo lasciato quando abbiamo deciso di trasferirci all’estero.

Si può decidere si seguire, oltre alle misure di sicurezza del paese in cui si vive, anche quelle, ulteriori e più restrittive, della madre patria.

Il timore di perdere il lavoro

La paura di perdere il lavoro può essere realistica soprattutto per coloro che hanno situazioni precarie o per i cosiddetti invisibili, non iscritti all’AIRE. In alcuni paesi costoro non hanno neppure diritto all’assistenza sanitaria.

Gli expat economicamente più integrati avranno probabilmente meno difficoltà nell’affrontare le conseguenze economiche della pandemia.

La stragrande maggioranza di essi può continuare a lavorare ,chi in presenza, chi in telelavoro o in smart working. Possono anche usufruire degli ammortizzatori sociali previsti dal paese in cui vivono.

Expat e coronavirus:rientro in Italia

Molti espatriati cosiddetti “invisibili” di fronte alla perdita del lavoro hanno deciso di rientrare in patria, ponendo momentaneamente o definitivamente fine al proprio progetto migratorio.

Incertezza da gestioni differenti della pandemia.

Questo può influire sulla possibilità degli expat di rientrare in patria durante le prossime festività natalizie.

Infatti se non c’è omogeneità di regole tra i vari stati il rientro può essere fonte di incertezza e stress a causa dei vari provvedimenti mutevoli dei governi.

Quarantena in uno spazio ristretto.

Alcuni espatriati si sono ritrovati a dover gestire la quarantena in una casa in affitto molto piccola, oppure in condivisione forzata con altre persone.

La possibilità di uscita limitate, il dover rimanere chiuso nella propria stanza, sono tutti fattori che alimentano ansia e stress.

Ripensare l’espatrio

Grazie all’ICT e allo sviluppo delle varie forme di lavoro a distanza, smart working e telelavoro potranno consentire di scegliere dove risiedere a un numero sempre maggiore di persone, senza varcare alcun confine.

In questo caso, se la scelta di vivere all’estero dipendeva da motivi lavorativi, potrebbe venire meno la ragione originaria.

Come gestire la “Pandemic fatigue”

Con il sopraggiungere della seconda ondata di pandemia l’OMS-Europa ha parlato di "Pandemic fatigue" .

Si fa riferimento alla rilevazione di segni di stanchezza e stress nelle popolazioni  dei vari stati europei, derivanti dal perdurare della pandemia da Covid-19.

Questa “Pandemic fatigue” comporta una crescente demotivazione delle persone nel mettere in atto quei comportamenti protettivi raccomandati per la tutela delle persone e delle comunità in cui vivono.

All'inizio di una situazione critica gli individui sono in grado di attivare un sistema di adattamento mentale e fisico per sopravvivere  in situazioni di forte stress.

Tuttavia, quando la situazione si protrae nel tempo, le persone sono chiamate a prolungare la risposta alla situazione stressante.

E' in questa fase che sopraggiunge la stanchezza e l'affaticamento fisico e mentale ne sono il risultato.

Da una parte, le persone si abituano a convivere con la pandemia che non spaventa più come all’inizio, anche se i dati ufficiali dicono il contrario.

Inoltre con il trascorrere dei mesi di pandemia si cominciano a fare più rilevanti le conseguenze in termini di perdite, in seguito alle limitazioni e restrizioni poste a livello personale e sociale.

Queste conseguenze possono essere percepite peggiori del rischio di ammalarsi di coronavirus.

Inoltre, il prolungarsi delle restrizioni sul lungo periodo, aumenta la sensazione di perdita di controllo sulla propria vita ed il desiderio di autodeterminazione e libertà.

Sapere che ciascuno di noi può incorrere in un abbassamento dell’attenzione offre una ragione in più a non abbassare la guardia rispetto alle misure utili alla riduzione dei contagi.

Ognuno è chiamato a fare la sua parte nel combattere questa pandemia. Come ripetuto da più parti: “Non ci si salva da soli”.

E tu come stai vivendo il binomio expat e coronavirus?

Se lo desideri puoi condividere qui sotto le tue riflessioni e la tua esperienza in merito.

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