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Andare a vivere all’estero: lo shock culturale, che cos’é e come superarlo

vivere all'estero

12 Comments

  • Teresa
    Inviato 2 Ottobre 2020 a 07:42

    Salve dottoressa.. io vivo in Germania da un anno. Ho seguito l’amore. Non ho mai amato in generale la Germania. Mi rivedo in tutto ciò che ho letto in questo articolo. Il mio problema principale è che nonostante io abbia frequentato un corso di lingua non riesco ad impararla. Ho 30 anni, forse fatico di più non lo so ma questo nn mi aiuta. Mi sento molto impedita e vivo continuamente sotto ansia e angoscia… e ahimé voglia di tornare a casa. Pensavo fosse passeggera questa fase, ma ormai è un anno e non è cambiato nulla. Sono disperata. Buona giornata.

    • Post Autore
      marina arrivas
      Inviato 2 Ottobre 2020 a 15:57

      Cara Teresa,ogni espatrio é un’esperienza unica poichè diverse sono le dinamiche che vengono attivate. Dal suo racconto mi sembra di capire che si trova in una fase di confusione e frustrazione rispetto alla scelta fatta. Da un lato c’è una relazione affettiva importante che é stata la ragione del suo trasferimento all’estero e dall’altra c’è la nostalgia e il desiderio di rientrare in Italia . Se ha dato un’occhiata al mio sito avrà visto che c’é la possibilità di usufruire di una consulenza gratuita. Talvolta é sufficiente a chiarirsi le idee sul da farsi, altrevolte no ed é necessario concedersi un tempo di riflessione più lungo,per capire a fondo le motivazioni di questo suo stato di insoddisfazione e ritrovare la serenità. Se lo desidera può contattarmi per fissare la consulenza gratuita.
      Buona vita

      • Daniele
        Inviato 4 Ottobre 2020 a 20:20

        Salve dottoressa. Io sono un siciliano e da 8 anni vivo a Londra. Sono qui per motivi lavorativi e non mi lamento del lavoto. La lingua non è stato un grande problema a parte i primi mesi e poi ci ho fatto l’orecchio poi avevo delle buone basi grazie alla scuola in Italia. Comunque io ho attraversato le fasi nell’ordine come da lei descritto ma non sono mai riuscito ad arrivare all’ultima fase: l’Adattamento. Anzi da qualche anno a questa parte, sto ritornando alla fase 2, quella critica e non riesco a venirne a capo. Quest’anno a causa del virus la mia situazione psicologica e la voglia di andarmene da qui è fortemente peggiorata. Tra i sintomi dello shock da lei elencati, mi riconosco in alcuni. Grazie.

        • Post Autore
          marina arrivas
          Inviato 4 Ottobre 2020 a 20:51

          Caro Daniele, nel percorso di integrazione all’estero ci possono essere dei momenti di retrocessione rispetto alle varie fasi descritte nel mio articolo. Tuttavia,dalle sue parole mi sembre di cogliere una difficoltà importante, che non la fa essere sereno, pur negli alti e bassi del processo. Se la sua sensazione é quella di “stallo” o addirittura di ritorno ad una fase 2 dopo otto ani di permanenza,probabilmente c’è qualche aspetto della sua storia migratoria che le impedisce di adattarsi come vorrebbe.Se lo desidera le offro la possibilità di effettuare una consulenza gratuita per provare a riflettere assieme e capire cosa cambiare per stare meglio.Talvolta una sola consulenza aiuta a guardare con maggiore chiarezza dentro di sè, altre volte invece occorre effettuare un percorso più lungo per ritrovare la serenità.
          Buona vita!

  • Talia
    Inviato 2 Ottobre 2020 a 13:34

    Ci sono cose che nn supereremo mai ed altre ke invece possono solo fortificarci come vivere lontano dzlle proprie origini e capire quanto puo’ essere grande il nostro essere e quali sono i nostri limiti.

    • Post Autore
      marina arrivas
      Inviato 2 Ottobre 2020 a 16:03

      Cara Talia, concordo con lei nel ritenere che la nostalgia per i nostri luoghi “del cuore”, per le nostre radici, rimane sempre, anche quando ci si sente ben inseriti in una paese straniero. Questi stati d’animo non devono spaventarci se non sono tali da impedirci di vivere serenamente. Talvolta la nostalgia ci coglie alla sprovvista, quando meno ce l’aspettiamo. Che fare? Occorre semplicemnete accoglierla,accettarla come una parte di noi che ci accompagnerà sempre. Se c’é stata una buona integrazione all’estero, con il passare del tempo la nostalgia si ridurrà ma spesso non scomparirà mai del tutto.
      Grazie per la sua riflessione!

  • Michaela
    Inviato 3 Ottobre 2020 a 19:14

    Io vivo periodicamente lo shock del trasferimento, mi spiego meglio, mi sono trasferita 6 anni fa in Olanda e all’inizio sembrava tutto bellissimo, ma presto il clima freddo e la “freddezza” dei nordici ha iniziato a pesarmi, ero inoltre molto sola, avevo una bambina piccola e non lavoravo. Con il tempo ho iniziato ad apprezzare lo stile di vita, il cibo ed ho iniziato ad abituarmi al clima piovoso e freddo Ogni anno però, soprattutto dopo le vacanze e stive ho un crollo e nel mese do ottobre e novembre sono spesso triste e affranta… poi mi riprendo, ma quei mesi sono davvero tosti.
    Comunque è la vita che ho scelto quindi cerco di vedere sempre gli aspetti positivi.
    Grazie per questo articolo!

    • Post Autore
      marina arrivas
      Inviato 4 Ottobre 2020 a 09:56

      Cara Michaela, nella mia esperienza con expat il suo vissuto di “crollo” post vacanze é un fenomeno assolutamente frequente e riferito da molte persone.
      L’esperienza migratoria comporta – per chi la vive- il ripetersi di separazioni e ricongiungimenti (da affetti, luoghi,…). Queste separazioni ricorrenti richiedono per essere “metabolizzate” quello che gli psicologi chiamano “l’elaborazione del lutto”. La tristezza, la nostalgia, sono espressioni di quel processo di elaborazione che occorre compiere ogni volta che si rientra dopo essere stati nel proprio paese di origine.
      La ringrazio per aver voluto condividere con me questa sua esperienza!
      Buona vita!

  • Bianca
    Inviato 30 Ottobre 2020 a 20:31

    Buonasera,
    Io mi ritrovo molto nel suo articolo.
    É il secondo anno che vivo in Belgio per questioni di studio. Ho vissuto precedentemente anche in Germania.
    Il sintomo più forte in entrambi le esperienze é stato un mal di testa continuo difficile ad andarsene via, di cui non avevo mai sofferto e che ogni volta che torno in Italia é inesistente.
    Chissà magari lei può aiutarmi a capire cosa poter fare per far fronte al problema e superare magari questo possibile shock culturale liberandomi di conseguenza anche del mal di testa,
    La ringrazio

    • Post Autore
      marina arrivas
      Inviato 30 Ottobre 2020 a 21:00

      Cara Bianca, é sempre difficile aiutare senza conoscere la persona e la sua storia. Sicuramente quel mal di testa che l’accompagna da diverso tempo, e che sparisce quando rientra in Italia, può essere considerato come un messaggio che qualcosa va cambiato nella vita che conduce. La nostra psiche trova sempre il modo di emergere quando ci dimentichiamo di ascoltarla. Provi a guardare dentro di sè per capire cosa della sua scelta migratoria non rispone in pieno ai suoi desideri. Se lo desidera può prenotare una prima consulenza gratuita. Chissà che poi non le venga la curiosità di continuare per conoscersi meglio, perchè come dice il proverbio: “da soli si arriva prima, ma insieme… si va più lontano!”

  • Emma
    Inviato 2 Novembre 2020 a 08:50

    Buongiorno Dotoressa, articolo molto interessante, mi sono ritrovata in tutto ciò che ha scritto.
    Due anni fa mi sono trasferita all’estero con il mio fidanzato, perché ha trovato lavoro qui.
    Nonostante siano passati 2 anni, non credo di aver ancora accettato l’essermi trasferita, sento che questo non è il mio posto e provo un senso di smarrimento, perché non so bene cosa stia facendo qui e quale sia la mia strada.
    Ho un senso di malessere e nostalgia che mi accompagna ogni giorno e credo che questo abbia inciso negativamente anche nella relazione con il mio ragazzo. Mi faccio domande che prima non mi facevo e dubbi che non avevo, ora mi tormentano.
    Mi sento sola, in un posto che non mi appartiene.

    • Post Autore
      marina arrivas
      Inviato 2 Novembre 2020 a 13:13

      Cara Emma, la sua situazione appartiene a molte donne (in questa tipologia di espatrio il genere femminile é prevalente) che lasciano il posto in cui vivevano per seguire il proprio compagno che ha trovato lavoro all’estero. E’ evidente che in questo caso la motivazione all’espatrio é di tipo affettivo-relazionale piuttosto che di lavoro. Non conosco la sua storia personale ma, da altre percorsi migratori simili al suo, le posso dire che, molto probabilmente, questo tipo di espatrio le ha tolto l’identità che aveva prima di partire. Tocca ora a lei trovare la maniera di costruirsi una nuova identità. L’identità non é mai qualcosa di statico, é in continua evoluzione. La sfida che si trova ad affrontare é proprio quella di riuscire a costruire una nuova Emma. Parta da ciò che le piace, da ciò che avrebbe voluto fare in Italia e non é riuscita a realizzare, dai suoi interessi e dalle sue passioni, da un sogno nel cassetto che vorrebbe realizzare. Condivida questo stato d’animo con il suo compagno che magari potrà sostenerla in questo periodo difficile della sua vita. La nostalgia accompagna sempre l’expat, ma non permetta che essa prenda il sopravvento. Abbia lo sguardo orientato verso nuovi orizzonti, non solo verso ciò che ha lasciato. Buona vita!

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