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Persona ingrata, come riconoscerla

persona ingrata

4 Commento

  • Alessandra
    Inviato 26 Gennaio 2024 a 01:55
    5.0/5

    Mia madre è una persona profondamente ingrata e priva di empatia. L’ho vista chiedere favori innumerevoli a persone ( io non ne sarei capace!) e poi da un giorno all’altro voltargli le spalle come se non fossero mai esistite. E’ una persona molto debole e insicura e mi ha molto colpito in questo articolo il riferimento alla “speranza” … non avevo mai collegato la speranza alla gratitudine! In effetti mia madre è molto pessimista e insicura… e mi avete fatto riflettere che il motivo può essere proprio l’incapacità di essere grata per ciò che gli altri fanno per lei. Ha cancellato da un giorno all’altro anche me, quando non le serviva più il mio aiuto. Io non ne soffro più e non provo altro che indifferenza verso di lei. La tengo a distanza, augurandole tutto il bene. Certe persone sono incapaci di dare amore e se hai la fortuna che ti cancellino… beh… tutto il bene, addio e tanti saluti, io senza di lei mi sento molto meglio.

    • Post Autore
      marina arrivas
      Inviato 3 Febbraio 2024 a 20:01

      Gentilissima Alessandra, la ringrazio per aver condiviso con me questo suo vissuto personale.
      Può capitare di soffrire per colpa di un familiare, che si tratti di offese o di veri e propri traumi. La nostra prima reazione, in questi casi, può essere di rabbia, ed è un’emozione legittima. Ma quando questa diventa rancore, rischiamo di farci consumare dal desiderio di vendetta, o ancora peggio, di non voler affrontare il nostro dolore ed essere pronti a tutto per evitare che si ripresenti.
      Ma queste non sono modalità efficaci di affrontare il problema, anzi contribuiscono a mantenerlo e accrescere la sua importanza, perché gli permettiamo di avere ancora voce in capitolo nella nostra vita.
      Anche se non è qualcosa che si riesce a fare in modo istantaneo, perdonare ma allontanarsi è l’unica soluzione per lasciarsi definitivamente il passato alle spalle.
      Il perdono è fondamentale per andare avanti perché ci consente di ritrovare la pace con noi stessi.
      Tuttavia, affinché il perdono sia salutare, è necessario perdonare ma allontanarsi, specialmente se stiamo parlando di una relazione tossica o di una situazione di abusi in famiglia.
      Ristabilire una relazione con chi ci ha fatto soffrire rischia di esporci a nuovi pericoli, a recidive e a un ulteriore malessere psichico.
      Questo principio resta valido indipendentemente dal tipo di relazione che c’è tra le due persone: perfino se si tratta di genitore e figlio, fare pace non è un obbligo per perdonare, e solitamente non è una scelta saggia.
      Il perdono, infatti, è una scelta unilaterale, mentre la riconciliazione dipende da entrambe le parti coinvolte, che devono reciprocamente impegnarsi, e implica che l’offensore si assuma le responsabilità di ciò che ha fatto e non ripeta lo stesso comportamento in futuro.
      Buona vita!

  • Maria
    Inviato 4 Maggio 2024 a 09:42

    Sono una volontaria di una nota associazione che porta la spesa Alimentare alle persone disagiate. Mi è capitata una famiglia fortemente disagiata che nel lamentarsi del loro stato ha richiesto aiuto oltre la spesa che gli portavamo. Ci siamo prestati ad aiutarli con fornitura di abbigliamento, oggetti per la casa e altri materiali a loro indispensabili. Ma con il passare del tempo le richieste erano sempre più pressanti e pretenziose. Alla fine non potendo soddisfare appieno tutte le loro richieste di sono rivoltati in maniera inaspettatamente molto ingrata accusandoci di averli umiliati.
    Nel fare il volontario non si ci aspetta gratitudine, e’ già appagante per un volontario vedere fiorire un sorriso da un viso triste o anche solo il fatto di avere alleviato per pochi minuti l’animo di una persona con dei problemi. Il nostro obiettivo sicuramente non è quello di risolvere tutti i problemi delle persone disagiate, ma quello di portare un raggio di sole/speranza nella loro vita; non è semplice capire come interfacciarsi con persone che hanno questo tipo di vissuto, mi piacerebbe avere qualche consiglio a riguardo: la ringrazio in anticipo tantissimo.

    • Post Autore
      marina arrivas
      Inviato 5 Maggio 2024 a 15:09

      Gentilissima Maria Gabriella,l’ingratitudine é un sentimento che ognuno di noi, prima o poi é destinato ad incontrare nella relazione con le altre persone.
      Non conoscendo il caso nello specifico posso solo suggerirle degli spunti di riflessione.
      Talvolta queste persone “disagiate” sono persone che non riescono ad uscire dalla loro condizione di marginalità perché portatori di un disagio personale, di cui il sentimento dell’ingratitudine é una componente.
      Forse la persona non é consapevole che il volontario gli sta dando qualcosa (non solo di materiale ma anche tempo, ascolto) sottraendolo a se stesso ed ai propri cari. Forse il fatto di aver sempre bisogno, dover chiedere sempre aiuto può suscitare sentimenti di umiliazione che sopraffanno la gratitudine. Viviamo in una società che ci spinge a dover essere autosufficienti e per qualcuno la gratitudine può essere un’emozione umiliante. Altre persone possono avere una difficoltà nel saper esprimere le propie emozioni,compresa la gratitudine. Ossia sono prive di un vocabolario emotivo.
      Forse nella storia stessa di queste persone potremmo capire da dove nasce la loro ingratitudine. Forse dietro la richiesta materiale si nasconde un altro tipo di richiesta,ossia un pò più di tempo per essere ascoltato. L’ascolto, quando é saputo fare,é un potente mezzo per creare legami positivi con le persone. Forse potrebbe provare a chiedere a questa persona di aiutarla a fare qualcosa,in maniera che la persona stessa possa percepire di sentirsi ancora utile a qualcuno.Sicuramente le emozioni che lei ha provato andrebbero condivise all’interno di un percorso di supervisione per volontari,che sono certa potrebbe aiutare lei e gli altri ad accogliere meglio anche le emozioni negative con le quali venite a contatto nello svolgimento del vostro servizio di volontariato.
      Non si porta mai solo un pacco di pasta, si porta soprattutto se stessi nell’incontro con l’altra persona.
      Buona vita!
      Per alcuni individui il lementrsi rappresenta parte della propria identità

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