La persona ingrata solitamente non riconosce o non apprezza mai ciò che gli altri fanno per lei. E’ inoltre abituata a chiedere sempre nuovi favori.
Hai fatto di tutto per fare un grande piacere ad un amico, un favore che questo amico ti ha chiesto di fargli. Non pensi di dover essere ricompensato per ogni gesto gentile, ma questo ha richiesto uno sforzo considerevole.
In attesa di almeno un’e-mail o un messaggio di cortesia, il tuo gesto gentile è stato accolto da un silenzio assordante.
Con tuo grande sgomento, pochi giorni dopo, il destinatario ingrato riconosce finalmente il tuo aiuto, ma non nel modo previsto.
Forse la richiesta era di dare un passaggio a casa al tuo amico durante l’ora di punta piovosa. Il traffico era terribile, quindi hai lasciato il tuo amico dall’altra parte della strada invece che di fronte alla porta.
Mentre scende dalla macchina, sbatte la portiera con forza. Inutile dire che non ti ringrazia mai, e la prossima volta che lo vedrai farà a mala pena un cenno di saluto.
Come puoi spiegare il fatto che ti senti in colpa quando dovresti sentirti riconosciuto? Perché alcune persone sono così esigenti da alzare costantemente le loro richieste?
Persona ingrata e tratti di personalità.
Indice
La risposta potrebbe sembrare un semplice caso di “diritto narcisistico”, e sicuramente c’è quel pezzo del puzzle.
Tuttavia, secondo una nuova ricerca, il narcisismo da solo non può spiegare la mancanza di gratitudine di alcune persone. Charlotte Witvliet e colleghi (2019) di Hope College (Michigan) credono che alla persona ingrata manchi il tratto di personalità della gratitudine.
Gli autori osservano che come tratto, la gratitudine “è un’esperienza di abbondanza, con la consapevolezza che si è il destinatario di un buon dono da un donatore”.
Gli autori continuano a definire l’esperienza della gratitudine come “emozione profondamente sociale” .
Se la gratitudine è un tratto, significa che è probabile che un ingrato rimanga un ingrato per tutta la vita. Inoltre, anche le persone con poca gratitudine dovrebbero essere cronicamente infelici. Per sempre scontenti, non riescono a vedere un regalo per quello che è.
Non saranno in grado di sperimentare quella ricompensa interiore che deriva dall’avere un senso di abbondanza, e quindi, indipendentemente dalle altre qualità che hanno, non potranno mai essere veramente felici.
In una precedente ricerca citata da Witvliet e dai suoi coautori, le persone con un alto grado di gratitudine considerano un reato interpersonale non come un insulto o una delusione, ma piuttosto come un’opportunità di crescita, da cui derivano la resilienza.
La valutazione cognitiva svolge quindi un ruolo importante in questo processo. Questo è il motivo per cui i tuoi favori a una persona ingrata non hanno gli effetti desiderati.
Gli ingrati sono programmati per vedere i favori come non essere mai abbastanza.
Una profezia che si autoavvera.
Uno dei pericoli interpersonali di essere cronicamente ingrato, quindi, è che la vita diventa una profezia che si autoavvera del fallimento di altre persone nel fare ciò che l’ingrato si aspetta. Se la gratitudine diventa parte del tessuto di personalità, non si è in grado di cambiare la visione delle cose.
Potremmo anche immaginare che le persone che fanno favori agli ingrati alla fine rinunciano a cercare di essere gentili. Si avvia un circolo vizioso in cui l’ingratitudine genera ingratitudine attraverso i normali ritmi interpersonali in cui le persone sono gentili con le persone che ricambiano.
Persona ingrata: cosa mette in moto questo circolo vizioso?
I ricercatori del Hope College hanno affrontato questa domanda studiando le condizioni che potrebbero stimolare la crescita della gratitudine.
Alcuni dei metodi che altri studiosi hanno provato, osservano, includono la creazione di manipolazioni sperimentali quali “contare le benedizioni”, scrivere “lettere di gratitudine”, condurre lezioni di gratitudine nelle scuole e scrivere “diari di gratitudine”.
Tali interventi sembrano migliorare il benessere soggettivo dei partecipanti quando iniziano a provare l’emozione sociale positiva che deriva dalla sensazione di gratitudine.
Un intervento di gratitudine potrebbe aumentare non solo la gratitudine, ma anche la speranza? A differenza della gratitudine, che implica la percezione di una ricompensa attuale, la speranza comporta l’ “anticipazione positiva di ricevere un risultato desiderato nel futuro”.
Forse gli ingrati cronici non mancano solo della capacità di vedere una ricompensa passata per quello che è, ma arrivano anche a credere che non riceveranno premi in futuro.
Attraverso quel ciclo interpersonale di rinforzo, hanno imparato, in altre parole, a non aspettarsi che le altre persone siano gentili con loro, rinunciando così alla speranza.
La gratitudine può essere insegnata?
Dopo aver dimostrato in uno studio correlazionale sugli studenti universitari che il tratto della gratitudine poteva prevedere i tratti della speranza e della felicità, come previsto, gli autori sono passati alla componente di manipolazione sperimentale dello studio.
Hanno dimostrato che la gratitudine è una qualità che può essere coltivata.
Il loro studio suggerisce anche quali sono le condizioni che potrebbero creare la persona ingrata. Per qualche ragione, forse all’inizio della loro vita, le loro speranze sono state schiacciate e hanno imparato a non aspettarsi mai niente da nessuno.
Il ciclo di aspettative negative li ha portati ad essere il tipo di persone che nessuno vuole aiutare (daresti al tuo amico un altro passaggio?).
A differenza delle persone che possono provare gratitudine, non vedono il bene in ciò che fanno le altre persone e quando si sentono respinti reagiscono con rabbia e risentimento.
E tu hai mai avuto a che fare con una persona ingrata?
Se lo desideri puoi condividere qui sotto la tua esperienza e le tue riflessioni in merito.
Qui la fonte originale :


4 Comments
Alessandra
Mia madre è una persona profondamente ingrata e priva di empatia. L’ho vista chiedere favori innumerevoli a persone ( io non ne sarei capace!) e poi da un giorno all’altro voltargli le spalle come se non fossero mai esistite. E’ una persona molto debole e insicura e mi ha molto colpito in questo articolo il riferimento alla “speranza” … non avevo mai collegato la speranza alla gratitudine! In effetti mia madre è molto pessimista e insicura… e mi avete fatto riflettere che il motivo può essere proprio l’incapacità di essere grata per ciò che gli altri fanno per lei. Ha cancellato da un giorno all’altro anche me, quando non le serviva più il mio aiuto. Io non ne soffro più e non provo altro che indifferenza verso di lei. La tengo a distanza, augurandole tutto il bene. Certe persone sono incapaci di dare amore e se hai la fortuna che ti cancellino… beh… tutto il bene, addio e tanti saluti, io senza di lei mi sento molto meglio.
marina arrivas
Gentilissima Alessandra, la ringrazio per aver condiviso con me questo suo vissuto personale.
Può capitare di soffrire per colpa di un familiare, che si tratti di offese o di veri e propri traumi. La nostra prima reazione, in questi casi, può essere di rabbia, ed è un’emozione legittima. Ma quando questa diventa rancore, rischiamo di farci consumare dal desiderio di vendetta, o ancora peggio, di non voler affrontare il nostro dolore ed essere pronti a tutto per evitare che si ripresenti.
Ma queste non sono modalità efficaci di affrontare il problema, anzi contribuiscono a mantenerlo e accrescere la sua importanza, perché gli permettiamo di avere ancora voce in capitolo nella nostra vita.
Anche se non è qualcosa che si riesce a fare in modo istantaneo, perdonare ma allontanarsi è l’unica soluzione per lasciarsi definitivamente il passato alle spalle.
Il perdono è fondamentale per andare avanti perché ci consente di ritrovare la pace con noi stessi.
Tuttavia, affinché il perdono sia salutare, è necessario perdonare ma allontanarsi, specialmente se stiamo parlando di una relazione tossica o di una situazione di abusi in famiglia.
Ristabilire una relazione con chi ci ha fatto soffrire rischia di esporci a nuovi pericoli, a recidive e a un ulteriore malessere psichico.
Questo principio resta valido indipendentemente dal tipo di relazione che c’è tra le due persone: perfino se si tratta di genitore e figlio, fare pace non è un obbligo per perdonare, e solitamente non è una scelta saggia.
Il perdono, infatti, è una scelta unilaterale, mentre la riconciliazione dipende da entrambe le parti coinvolte, che devono reciprocamente impegnarsi, e implica che l’offensore si assuma le responsabilità di ciò che ha fatto e non ripeta lo stesso comportamento in futuro.
Buona vita!
Maria
Sono una volontaria di una nota associazione che porta la spesa Alimentare alle persone disagiate. Mi è capitata una famiglia fortemente disagiata che nel lamentarsi del loro stato ha richiesto aiuto oltre la spesa che gli portavamo. Ci siamo prestati ad aiutarli con fornitura di abbigliamento, oggetti per la casa e altri materiali a loro indispensabili. Ma con il passare del tempo le richieste erano sempre più pressanti e pretenziose. Alla fine non potendo soddisfare appieno tutte le loro richieste di sono rivoltati in maniera inaspettatamente molto ingrata accusandoci di averli umiliati.
Nel fare il volontario non si ci aspetta gratitudine, e’ già appagante per un volontario vedere fiorire un sorriso da un viso triste o anche solo il fatto di avere alleviato per pochi minuti l’animo di una persona con dei problemi. Il nostro obiettivo sicuramente non è quello di risolvere tutti i problemi delle persone disagiate, ma quello di portare un raggio di sole/speranza nella loro vita; non è semplice capire come interfacciarsi con persone che hanno questo tipo di vissuto, mi piacerebbe avere qualche consiglio a riguardo: la ringrazio in anticipo tantissimo.
marina arrivas
Gentilissima Maria Gabriella,l’ingratitudine é un sentimento che ognuno di noi, prima o poi é destinato ad incontrare nella relazione con le altre persone.
Non conoscendo il caso nello specifico posso solo suggerirle degli spunti di riflessione.
Talvolta queste persone “disagiate” sono persone che non riescono ad uscire dalla loro condizione di marginalità perché portatori di un disagio personale, di cui il sentimento dell’ingratitudine é una componente.
Forse la persona non é consapevole che il volontario gli sta dando qualcosa (non solo di materiale ma anche tempo, ascolto) sottraendolo a se stesso ed ai propri cari. Forse il fatto di aver sempre bisogno, dover chiedere sempre aiuto può suscitare sentimenti di umiliazione che sopraffanno la gratitudine. Viviamo in una società che ci spinge a dover essere autosufficienti e per qualcuno la gratitudine può essere un’emozione umiliante. Altre persone possono avere una difficoltà nel saper esprimere le propie emozioni,compresa la gratitudine. Ossia sono prive di un vocabolario emotivo.
Forse nella storia stessa di queste persone potremmo capire da dove nasce la loro ingratitudine. Forse dietro la richiesta materiale si nasconde un altro tipo di richiesta,ossia un pò più di tempo per essere ascoltato. L’ascolto, quando é saputo fare,é un potente mezzo per creare legami positivi con le persone. Forse potrebbe provare a chiedere a questa persona di aiutarla a fare qualcosa,in maniera che la persona stessa possa percepire di sentirsi ancora utile a qualcuno.Sicuramente le emozioni che lei ha provato andrebbero condivise all’interno di un percorso di supervisione per volontari,che sono certa potrebbe aiutare lei e gli altri ad accogliere meglio anche le emozioni negative con le quali venite a contatto nello svolgimento del vostro servizio di volontariato.
Non si porta mai solo un pacco di pasta, si porta soprattutto se stessi nell’incontro con l’altra persona.
Buona vita!
Per alcuni individui il lementrsi rappresenta parte della propria identità