psicometafore

Storia di una principessa

C’era una volta una principessa innamorata del suo principe azzurro il quale però aveva poco tempo da dedicarle. E’ molto impegnato con riunioni di corte, con caccia alla volpe, con viaggi nei regni vicini. Quando la principessa gli chiede quando possono stare insieme,lui sospira e sotto voce dice che purtroppo non può fare dei piani precisi perché è molto impegnato con i doveri di corte. La principessa è comprensiva e fiduciosa. Le basta che ogni tanto il principe le rivolga uno sguardo o le prometta una futura visita.

Intanto il tempo passa e le amiche della principessa si sposano con i loro principi azzurri, hanno figli e crescono sperimentando le differenze delle varie fasi della vita e dei rapporti. La principessa sente invece di rimanere giovane; la sua ingenuità la mantiene eterna adolescente che aspetta che la promessa del suo principe si trasformi in impegno.                                                                                                                                                                                          Un giorno,annoiata da una grigia giornata si guarda allo specchio e non si riconosce. vede di fronte a sé una vecchia rugosa e con i capelli bianchi. Si guarda attentamente negli occhi per verificare se è proprio lei e per vedere se ci sono tracce della bella principessa che era. Guardandosi profondamente negli occhi vede che è rimasto solo lo sguardo dell’illusione che per troppi anni le ha impedito di vedere quello che era evidente.                                                                      (C.C.Casula)

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Il castello degli specchi

C’era una volta un castello medievale abitato dal re, dalla regina e da tutta la corte. Il re voleva abbellire le stanze del castello e decise di comprare degli specchi.
Va così nella città degli specchi e si aggira tra i negozi per trovare quello più adatto. Entra nel primo e trova un vetraio specializzato in cornici. Mentre il re chiede di vedere alcuni specchi il vetraio indica la bellezza, il pregio, la fattezza, la raffinatezza e la preziosità delle sue cornici. Il re capisce che questo non è il vetraio che fa per lui e va in un altro negozio . Nel secondo negozio il re vede dei bellissimi specchi a mosaico,composti da tanti piccoli pezzi messi assieme in modo elegante, che però consentono di vedere un piccolo pezzo per volta e non la figura intera: anche questo non è il negozio che il re cerca. Entra in un terzo negozio per capire subito che in questo si vendono specchi deformanti: non è ciò che cerca.
Ad un certo punto sente qualcuno canticchiare. Si fa guidare da questo canto ed arriva in un laboratorio dove un vetraio sta completando uno specchio. Il re lo osserva lavorare e gli bastano pochi indizi per comprendere la maestria del vetraio accompagnata da una profonda serenità. Il re incuriosito, gli chiede cosa lo rende così sereno. E il vetraio risponde “Ho un lavoro che mi piace e mi da soddisfazione, una moglie amica e compagna fedele e due bambini sani e simpatici. Non c’è niente al mondo che potrei desiderare di più”. Il re allora chiede cosa hanno in particolare i suoi specchi. Il vetraio risponde che i suoi specchi sono molto semplici, essenziali, assolvono la loro funzione naturale. Il re chiede qual’è la funzione naturale di uno specchio.Il vetraio risponde: “E’ quella di rispecchiare”. Il re chiede allora: “Qual’è il segreto racchiuso negli specchi? Qual’è la loro magia?” Il vetraio ci pensa un po’ e poi risponde:”Il segreto degli specchi è nell’occhio di chi guarda”.                    (C.C.Casula)

 

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L’elefante e il topolino

 

C’era una volta un elefante che passeggiava tranquillo quando sente uno strano rumore proveniente da dietro di sé. Si gira e vede un topolino. A questa vista  l’elefante si spaventa e comincia a correre, inseguito dal topolino. Ad un certo punto i due passano davanti ad uno specchio e si guardano. L’elefante prima guarda se stesso, poi guarda il topolino. Il topolino prima guarda se stesso e poi guarda l’elefante. A questo punto entrambi intuiscono qualcosa ed entrambi cambiano direzione. Ora è l’elefante che insegue il topolino.                                                                                                                                                                                                                                                                                       (C. Casula)

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