psicometafore

Il prigioniero e il fabbro

C’è una prigione buia con una persona dentro.

C’è una porta di ferro chiusa con diverse mandate.

C’è una serratura, ma la persona non la vede.

Ha già cercato a lungo una soluzione apparentemente impossibile, sin quasi alla resa.

C’è un fabbro fuori dalla gabbia. Può fabbricare chiavi di ogni forgia ma ha bisogno che il prigioniero lo aiuti.

Com’è la porta?

Com’è la forma della serratura?

A tentoni il prigioniero può rispondere mentre il fabbro lavora. Dalla fucina possono arrivare nella cella lampi di luce.

Il prigioniero può vedere a sprazzi e fornire dettagli più precisi al fabbro.

Poi il silenzio

La chiave gira più volte.

La cella è aperta e il fabbro se ne va.

Il prigioniero abbasserà la maniglia per uscire?

(E.M.Secci)

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la voce dei poeti

Portami il girasole

Portami il girasole ch’io lo trapianti

nel mio terreno bruciato dal salino,

e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti

del cielo l’ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,

si esauriscono i corpi in un fluire

di tinte:queste in musiche. Svanire

è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce

dove sorgono bionde trasparenze

e vapora la vita quale essenza;

portami il girasole impazzito di luce.

(E.Montale)

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